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🎓 L'operatore sociale per la sanità e l'assistenza sociale

Sette tappe sul profilo dell'operatore sociale, sulle persone destinatarie degli interventi, sul lavoro di rete e sul caso di Maria, più un caso facoltativo per la seconda. Ogni tappa ha contenuti, esercizi e domande; in fondo, chiuse, le attività extra. Il lavoro si salva automaticamente con il codice personale.

📖 Ripassa la teoria
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TAPPA
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🎯 Esploratore 📚 Studioso 🔍 Analista 🎨 Sperimentatore 💡 Pensatore 🏆 Maestro operatore
🔖 Bentornato/a: eri arrivato/a alla tappa 1.

🔁 Riattiva: tre domande dalle tappe già fatte

Si fa all'inizio della lezione, da soli e senza appunti. Non è un voto: serve a ricordare. Il docente vi dice a che tappa è arrivata la classe, così tutti ricevono le stesse domande.

🖥️ Conduttore 15:00
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Chi è l'operatore sociale

Parte A · Da dove partiamo e che cosa significa «aiutare» per mestiere
⏱️ 15 minutiC5 · salute come approccio multidimensionale
Alla fine della tappa sai: dire con parole tue chi è l'operatore sociale, che cosa fa e che cosa non fa, e che cosa vuol dire «relazione d'aiuto».
ESERCIZIO Prima di tutto: che cosa sai già? 3 min

Scrivi le prime tre parole che ti vengono in mente quando senti «operatore sociale». Separale con una virgola. Non esistono risposte sbagliate: è il punto di partenza.

Due o tre righe: dove immagini che lavori, con chi, che cosa fa in una giornata. Alla tappa 7 rileggerai questo testo per vedere che cosa è cambiato.

CONTENUTI Un mestiere fatto di relazioni 7 min

La definizione

L'operatore sociale per la sanità e l'assistenza sociale è la figura professionale che esce dal tuo indirizzo di studi. Il profilo ufficiale dice che possiede competenze per co-progettare, organizzare e attuare, con diversi livelli di autonomia e responsabilità, interventi che rispondono alle esigenze sociali e sanitarie di singole persone, gruppi e comunità. Lo scopo è la socializzazione, l'integrazione e la promozione del benessere bio-psico-sociale, della salute e dell'assistenza.

Il profilo aggiunge una cosa importante: l'operatore accompagna le persone in ogni fase della vita, dal bambino all'anziano, e lo fa coinvolgendo sia la persona sia le reti informali e territoriali. Cioè: non lavora da solo e non lavora «sopra» le persone, ma con loro.

Fonte: profilo di uscita dell'indirizzo «Servizi per la sanità e l'assistenza sociale», D.Lgs. 61/2017 e D.M. 24 maggio 2018 n. 92.

Un professionista della relazione d'aiuto

Ogni persona che incontrerai è un soggetto portatore di diritti e di doveri: non è «un caso», non è «un problema», è una persona con la sua storia, la sua libertà e le sue capacità. Per questo il lavoro dell'operatore si chiama relazione d'aiuto: un percorso costruito insieme, basato su intenti comuni, in cui la persona resta protagonista delle scelte che la riguardano.

Aiutare per mestiere non vuol dire «fare al posto di». Vuol dire far emergere le capacità che la persona ha già (le cosiddette life skills: comunicare, decidere, gestire le emozioni, risolvere problemi) e sostenerla finché non riesce a farcela con le proprie forze. Il miglior risultato di un intervento è quando la persona non ha più bisogno di te.

Lo psicologo Carl Rogers ha descritto tre atteggiamenti che rendono possibile una relazione d'aiuto:

  • Ascolto attivo ed empatia: capire il punto di vista dell'altro «come se» fossi al suo posto, senza confonderti con lui.
  • Accettazione incondizionata: accogliere la persona senza giudicarla, anche quando non condividi le sue scelte.
  • Autenticità: essere sinceri e coerenti; le persone si accorgono quando fingiamo.
Faccioal posto tuo Facciamoinsieme Ti accompagno,decidi tu Fai da solo🎯 obiettivo dipendenzaautonomial'operatore sposta la persona verso destra SU CHE COSA POGGIA · I TRE ATTEGGIAMENTI DI ROGERS 👂 Ascolto ed empatiacapire «come se» fossi lui 🤲 Accettazioneaccolgo senza giudicare 💬 Autenticitàsono sincero e coerente
L'aiuto professionale sposta la persona verso destra, e poggia su tre atteggiamenti.

Che cosa fa e che cosa non fa

✅ Fa

  • Ascolta, osserva e rileva i bisogni.
  • Accompagna la persona nel suo progetto personalizzato.
  • Organizza e conduce attività educative, di animazione, di socializzazione.
  • Collabora con l'équipe e con i servizi del territorio.
  • Raccoglie e registra dati sulle attività svolte.

⛔ Non fa

  • Non fa diagnosi e non prescrive farmaci o terapie: sono compiti del medico.
  • Non decide al posto della persona.
  • Non sostituisce l'assistente sociale, che ha una laurea e un albo, ma collabora con lei o lui.
  • Non lavora mai da solo e non tiene per sé le informazioni che l'équipe deve conoscere.
In parole semplici. L'operatore sociale è chi aiuta le persone in difficoltà a stare meglio e a cavarsela da sole, lavorando insieme a loro e insieme ad altri professionisti.
ESERCIZIO Vero o falso? 3 min
RISPOSTE E DISCUSSIONE Le parole della classe 3 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Quali parole sono uscite più spesso nella classe? Manca qualcosa di importante?
Che cosa aspettarsi: spesso escono «aiuto», «anziani», «disabili», «ospedale». Di solito mancano «rete», «progetto», «comunità», «bambini», «famiglie». Sono proprio le parole che il percorso aggiungerà.
Secondo voi, perché «fare al posto di» qualcuno può fargli male invece di aiutarlo?
Risposte attese: perde le sue capacità, diventa dipendente dall'aiuto, si sente incapace, non impara. Collegamento al concetto di autonomia che torna in ogni tappa.
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Il modello bio-psico-sociale

Parte A · Lo strumento con cui l'operatore «legge» una persona
⏱️ 20 minutiC5 · distinguere salute e malattia, approccio multidimensionale
Alla fine della tappa sai: riconoscere in una situazione concreta che cosa è biologico, che cosa è psicologico e che cosa è sociale, e spiegare perché le tre dimensioni si influenzano a vicenda.
CONTENUTI Tre dimensioni, una persona 8 min

Da dove nasce

Per molto tempo la medicina ha guardato solo il corpo: se una persona stava male, si cercava la causa in un organo. Nel 1977 lo psichiatra americano George Engel propose un modello diverso, il modello bio-psico-sociale: la salute e la malattia dipendono dall'interazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Non si può capire una persona guardandone solo un pezzo.

L'idea era già nella definizione di salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (1948): la salute è «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l'assenza di malattia o infermità». Essere sani non vuol dire solo «non avere malattie».

BIOLOGICO corpo, salute, malattia, sonno, alimentazione, età PSICOLOGICO emozioni, pensieri, autostima, comportamenti SOCIALE famiglia, amici, scuola, lavoro, casa, servizi LA PERSONA le tredimensionisi influenzano
Le tre dimensioni si sovrappongono: un problema in una zona si sposta nelle altre.

Le tre dimensioni

DimensioneChe cosa guardoDomande che mi faccio
BiologicaIl corpo: salute, malattie, disabilità fisiche, sonno, alimentazione, età, farmaci. Anche le condizioni materiali che pesano sul corpo: casa, cibo, soldi.Come sta fisicamente? Ha una malattia? Dorme, mangia, si muove? Ha ciò che serve per vivere?
PsicologicaLa mente: emozioni, pensieri, autostima, paure, motivazione, modo di reagire alle difficoltà.Come si sente? Che cosa pensa di sé? Che cosa la spaventa o la fa arrabbiare?
SocialeLe relazioni e l'ambiente: famiglia, amici, scuola, lavoro, quartiere, cultura, servizi disponibili.Chi ha accanto? Chi può aiutarla? Dove vive? Quali servizi conosce e usa?

Perché le dimensioni si influenzano

Esempio. Un anziano cade e si rompe il femore (biologico). Resta a letto per settimane e non può più uscire: si sente inutile e triste (psicologico). Non vede più gli amici del bar e i figli abitano lontano: resta isolato (sociale). L'isolamento peggiora l'umore, l'umore basso gli toglie la voglia di fare la riabilitazione, e la gamba guarisce più lentamente. Il cerchio si chiude e si rinforza da solo.

Ecco perché l'operatore sociale non può curare solo un pezzo: se il fisioterapista lavora sulla gamba ma nessuno lavora sulla solitudine, il risultato sarà scarso. E vale anche al contrario: un buon intervento su una dimensione migliora le altre. Riportare l'anziano al bar con un accompagnamento (sociale) gli restituisce il buon umore (psicologico) e la voglia di camminare (biologico).

In parole semplici. Per capire una persona guardo tre cose insieme: il corpo, la testa e chi ha intorno. Se tocco una, si muovono anche le altre.
ESERCIZIO Smista le frasi: biologico, psicologico o sociale? 5 min
✂️ Fine della prima parte. Se la lezione finisce qui, la prossima volta si riparte da questo punto.
RISPOSTE E DISCUSSIONE 5 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Quale frase su Karim ha creato più dubbi? Perché una stessa cosa può stare in due dimensioni?
Risposte attese: il confine non è netto. Gli occhiali sono un bisogno del corpo, ma se non li fa perché si vergogna diventa psicologico, e se non li fa perché la famiglia non può pagarli diventa sociale. Il modello serve proprio a farsi tutte e tre le domande.
Se foste l'operatore di Karim, da quale dimensione partireste? Perché?
Non c'è una risposta unica. Far emergere il criterio: si parte dal bisogno più urgente o da quello che «sblocca» gli altri. Spesso rimettere in moto la dimensione sociale (un gruppo, uno sport) trascina le altre.
🗳️ Vota, discuti, rivota bonus

1) Vota da solo, in silenzio. 2) Quando il docente lo dice, due minuti: convinci il tuo vicino, meglio se ha votato diversamente. 3) Vota di nuovo.

Da due settimane Karim a mensa lascia il piatto quasi pieno. L'insegnante lo segnala all'operatore. Qual è la prima cosa giusta da fare?
3

Che cosa fa e dove lavora

Parte A · Le sei competenze del profilo e i luoghi di lavoro
⏱️ 15 minutiC1 · tipologia dei servizi sul territorio
Alla fine della tappa sai: riconoscere in una situazione concreta quale competenza dell'operatore è in gioco e in quale servizio ci si trova.
CONTENUTI Sei verbi e otto luoghi 6 min

Le competenze in sei verbi

Il profilo dell'indirizzo elenca le competenze che l'operatore deve avere alla fine del quinquennio. Possiamo ricordarle con sei verbi:

VerboChe cosa significa in praticaUn esempio
1. Organizzare e attuare interventiPensare, preparare e realizzare azioni che rispondono a un bisogno sociale o sanitario.Organizzare l'accompagnamento di un anziano alle visite mediche.
2. Promuovere il benessereNon solo curare chi sta male, ma aiutare le persone a stare bene prima: movimento, socialità, stili di vita sani.Una camminata settimanale per gli ospiti del centro diurno.
3. Collaborare nei progetti dei serviziLavorare in équipe, partecipare alle riunioni, fare la propria parte in un progetto condiviso.La riunione mensile in cui si decidono le attività.
4. Facilitare la comunicazioneAiutare persone e gruppi a capirsi, anche se hanno lingue, culture o difficoltà comunicative diverse.Spiegare un modulo del Comune con parole semplici e immagini.
5. Realizzare attività educative e di animazioneProgettare e condurre giochi, laboratori, attività espressive e motorie con uno scopo educativo.Un pomeriggio di giochi da tavolo al centro anziani.
6. Raccogliere ed elaborare datiRegistrare presenze, osservazioni, andamento delle attività, e trasmetterle a chi deve saperle, nel rispetto della privacy.La scheda giornaliera di ogni ospite.
Attenzione. A scuola queste competenze si costruiscono in cinque anni con livelli crescenti di autonomia. Nel biennio si comincia da compiti semplici e guidati; al quinto anno si arriva a coordinare piccoli progetti.

Dove lavora

L'operatore sociale lavora in istituzioni pubbliche e private del settore socio-sanitario, socio-assistenziale e socio-educativo. I luoghi più comuni:

UNA GIORNATA · QUANDO LA PERSONA È SEGUITA DAL SERVIZIO 0:006:0012:0018:0024:00 🏠 ResidenzialeRSA, comunità: ci vive ☀️ Semiresidenzialecentro diurno: la sera a casa 🚪 Domiciliarel'operatore va da lei
La differenza fra i tre tipi di servizio è il tempo: tutto il giorno, di giorno, poche ore a casa.

🏠 Servizi residenziali

Le persone vivono nella struttura, giorno e notte.

  • RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) per anziani non autosufficienti.
  • Comunità educative per minori allontanati temporaneamente dalla famiglia.
  • Comunità terapeutiche per persone con dipendenze.
  • Case famiglia, gruppi appartamento per persone con disabilità.

☀️ Servizi semiresidenziali

Le persone passano la giornata in struttura e tornano a casa la sera.

  • Centri diurni per anziani, per persone con disabilità, per minori.
  • Centri socio-educativi.

🚪 Servizi domiciliari e territoriali

L'operatore va dalle persone o lavora nel territorio.

  • Assistenza domiciliare: si va a casa dell'utente.
  • Servizi sociali del Comune: segretariato sociale, sportelli.
  • Scuole: assistenza educativa e all'autonomia per alunni con disabilità.
  • Progetti di educazione e animazione sociale nei quartieri.
In parole semplici. L'operatore organizza, promuove, collabora, comunica, anima e registra. Lo fa dove le persone vivono, dove passano la giornata o direttamente a casa loro.
ESERCIZIO Quale competenza? Quale luogo? 6 min
ESERCIZIO Il diario di Nadia: trova l'errore e spiegalo bonus 5 min
RISPOSTE E DISCUSSIONE 3 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Che differenza c'è tra una RSA e un centro diurno? E perché un anziano potrebbe preferire l'assistenza a casa?
Risposte attese: in RSA si vive, al centro diurno si passa la giornata. A casa si conservano abitudini, oggetti, vicini: la dimensione sociale e psicologica resta intatta. La scelta dipende dal livello di autonomia (la ritrovi alla tappa 5).
Quale dei sei verbi vi sembra più difficile? Quale vi piacerebbe di più?
Uso in classe: alzata di mano per verbo. Serve a far vedere che il mestiere ha parti diverse e che ognuno può trovare la sua.
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Il lavoro di rete

Parte A · Nessuno si salva da solo: risorse formali e informali
⏱️ 35 minutiC1 · le agenzie di socializzazione nelle reti territoriali📝 chiude la parte A con il quiz
Alla fine della tappa sai: distinguere le risorse formali da quelle informali, rappresentare una rete con nodi e legami e spiegare perché la forma della rete può aumentare o ridurre sostegno, informazioni e opportunità.
CONTENUTI Le reti attorno a una persona: risorse, nodi e legami 16 min

Che cos'è il lavoro di rete

L'operatore sociale non lavora mai da solo. Nessun bisogno importante si risolve con una sola persona o con un solo servizio. Il lavoro di rete consiste nel creare collegamenti e sinergie tra tutte le risorse che possono aiutare una persona: chi le sta vicino ogni giorno e i servizi organizzati del territorio.

Si lavora in rete a tre livelli:

  • Con la persona: si attiva la presa in carico, cioè il servizio si assume la responsabilità di seguirla, e si costruisce insieme un progetto personalizzato in cui la persona è protagonista.
  • Nel servizio e tra i servizi: si collabora con altri professionisti (assistenti sociali, educatori, infermieri, psicologi, medici, OSS) e con altri enti.
  • Sul territorio: si mettono in contatto servizi pubblici, privato sociale, volontariato, parrocchie, associazioni sportive, scuole.
LA PERSONA RETE INFORMALE (primaria) famiglia amici, vicini volontari gruppi, parrocchia compagni di classe, di squadra RETE FORMALE (secondaria) Comune, servizi sociali ASL, medico di famiglia scuola cooperative sociali centri per l'impiego, consultori, tribunale per i minorenni
L'operatore sta «in mezzo»: collega la persona alle due reti e le due reti tra loro.

Rete informale e rete formale

🤝 Rete informale (primaria)

Le persone che stanno vicine per legame, non per lavoro: nessuno le paga, nessuno le ha nominate.

  • Famiglia e parenti
  • Amici, compagni, vicini di casa
  • Volontari e gruppi di auto-aiuto
  • Parrocchie e comunità religiose
  • Associazioni sportive e culturali del quartiere

Forza: affetto, presenza quotidiana, conoscenza della persona. Limite: può stancarsi, non ha competenze tecniche, a volte non c'è.

🏥 Rete formale (secondaria)

Servizi e professionisti che aiutano per compito istituzionale, con regole, orari e personale qualificato.

  • Servizio Sanitario Nazionale (ASL, ospedali, medico di famiglia, consultori)
  • Servizi sociali del Comune, che per la legge 328/2000 organizzano i servizi sociali del territorio
  • Scuole e servizi educativi
  • Centri specialistici, centri per l'impiego
  • Terzo settore: cooperative sociali, associazioni, fondazioni

Forza: competenze, continuità, risorse. Limite: tempi di attesa, burocrazia, non conosce la persona come la famiglia.

Esempio. Una signora di 85 anni vive sola. La rete informale (la figlia il weekend, la vicina che le fa la spesa) non basta più. L'operatore attiva la rete formale: assistenza domiciliare del Comune tre mattine a settimana, pasti a domicilio, controllo del medico. Ma non spegne la rete informale: chiede alla vicina di continuare la spesa e alla figlia di tenere i contatti con il servizio. Le due reti, insieme, reggono.
✂️ Fine della prima parte. Se la lezione finisce qui, fate subito l'esercizio «Formale o informale?» più sotto; la prossima volta si riparte da questo titolo.

Dalla lista delle persone alla forma della rete

Distinguere rete formale e informale è necessario, ma non basta. Questa distinzione risponde alla domanda «che tipo di risorsa è?». Per capire davvero la situazione di una persona bisogna aggiungere altre domande: chi è collegato con chi? Quali rapporti sono forti e affidabili? Quali mettono in contatto ambienti diversi? Chi è isolato? Che cosa può circolare attraverso ciascun rapporto?

La Social Network Analysis (SNA), cioè analisi delle reti sociali, rappresenta la rete come un insieme di nodi e legami. I nodi possono essere persone, gruppi, servizi o organizzazioni. I legami sono le relazioni attraverso cui possono passare affetto, cura, informazioni, fiducia, regole, presentazioni e occasioni concrete. Quando la mappa parte da una persona e osserva chi le sta intorno, si parla di rete personale o egocentrata: «ego» indica soltanto il punto da cui comincia l'osservazione.

SARApersona osservata famiglia amica scuola allenatrice compagnadi squadra zia gruppo amici docente societàsportiva corsoesterno legame forte legame più debole ponte
Una rete non è fatta di cerchi ordinati: i nodi sono collegati anche tra loro. I ponti raggiungono ambienti in cui possono circolare informazioni diverse.

Le proprietà che cambiano ciò che una rete può offrire

ProprietàChe cosa osserviamoPerché conta per l'operatore
AmpiezzaQuanti nodi sono presenti.Una rete molto piccola può diventare fragile se viene meno l'unica persona disponibile. Una rete grande, però, non è automaticamente una rete che aiuta.
Forza e reciprocitàQuanto un legame è stabile, fidato e capace di dare e ricevere aiuto.I legami forti sostengono nei momenti difficili; se l'aiuto va sempre in una sola direzione, qualcuno può sovraccaricarsi.
DensitàQuanto i nodi della rete si conoscono e sono collegati tra loro.Una rete densa coordina rapidamente l'aiuto, ma può far circolare sempre le stesse informazioni o esercitare troppo controllo.
DiversitàSe i nodi appartengono a famiglie, gruppi, ambienti e istituzioni differenti.Ambienti diversi possono offrire risorse e punti di vista diversi. Dieci contatti tutti nello stesso gruppo non equivalgono a dieci contatti distribuiti in più ambienti.
Ponti e isolamentoChi collega gruppi che altrimenti resterebbero separati e quali nodi sono ai margini.Un ponte può portare verso un servizio, un corso o un'opportunità. Un nodo isolato può non ricevere informazioni o aiuto in tempo.

La rete può «predire» il futuro?

La Social Network Analysis non è un unico modello che indovina il futuro. È una prospettiva e un insieme di metodi che rendono osservabile e misurabile la struttura delle relazioni. Le misure della rete possono poi essere usate, insieme ad altri dati, in modelli statistici che studiano quali esiti diventano più o meno probabili.

Le proprietà della rete aiutano a formulare previsioni probabilistiche: indicano quali informazioni e risorse una persona ha maggiori possibilità di incontrare e quanto sostegno potrebbe ricevere in una difficoltà. I legami forti offrono spesso fiducia e aiuto continuativo; i legami più deboli, come conoscenze e contatti tra ambienti diversi, possono portare informazioni nuove. Per questo le reti contribuiscono al capitale sociale: le risorse a cui una persona può accedere attraverso le proprie relazioni.

La ricerca ha collegato alcune configurazioni di rete alla circolazione delle opportunità lavorative, alla creatività professionale e alla mobilità economica. Ma una rete non determina il lavoro, il reddito o la vita di una persona. Contano anche istruzione, capacità, salute, scelte, condizioni economiche, regole delle istituzioni, discriminazioni e avvenimenti imprevisti. La rete modifica il campo delle possibilità: non scrive in anticipo il risultato.

Una rete non è sempre un vantaggio. Può sostenere, ma anche escludere, controllare, trasmettere informazioni sbagliate o rinforzare comportamenti dannosi. L'operatore non conta soltanto i contatti: osserva la qualità dei legami, le risorse realmente accessibili e i costi che ricadono sulle persone.

Che cosa cambia nel lavoro dell'operatore sociale

L'operatore non si limita a compilare due elenchi, uno formale e uno informale. Costruisce una mappa ragionata, individua legami forti, ponti, sovraccarichi e vuoti. Poi, con il consenso della persona, prova a rendere accessibili nuove connessioni: un servizio, un gruppo, un'attività sportiva o culturale, un percorso formativo, un luogo di incontro. Non «regala amicizie» e non colpevolizza chi ha una rete povera: crea condizioni in cui possano nascere legami e circolare risorse.

Esempio. Due ragazze hanno entrambe otto persone nella propria rete. Nella prima rete tutti appartengono alla stessa famiglia e conoscono le stesse cose. Nella seconda ci sono anche una compagna di squadra, una docente e una conoscente che frequenta un corso professionale. Il numero dei nodi è uguale, ma la seconda rete contiene più ponti verso ambienti diversi: è quindi più probabile che faccia arrivare informazioni nuove. Non garantisce un lavoro, ma amplia le possibilità di venirne a conoscenza e di prepararsi.
Riferimenti: legge 328/2000 (legge quadro sul sistema integrato di interventi e servizi sociali); legge 833/1978 (Servizio Sanitario Nazionale); legge 381/1991 (cooperative sociali); D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore).
In parole semplici. Attorno a ogni persona ci sono due cerchi: chi le vuole bene e chi la aiuta per lavoro. L'operatore li fa parlare tra loro.
In sintesi. Formale e informale dicono chi fa parte della rete e con quale ruolo. Nodi, legami, densità, diversità e ponti mostrano come la rete funziona e quali risorse può rendere accessibili. L'operatore deve saper leggere entrambe le dimensioni.
ESERCIZIO Distingui le risorse, poi leggi la struttura della rete 13 min
🕸️ Due reti a confronto +9

Giulia e Marco hanno sedici anni e vivono la stessa situazione: la madre, che li cresce, deve essere ricoverata in ospedale per un mese. Cambia soltanto la rete che hanno attorno. Per ciascun caso ricava i nodi (chi c'è, formale o informale) e i legami (forti, deboli, ponti, chi è isolato). Poi confrontale una proprietà alla volta, usando tutte e cinque le proprietà spiegate sopra, e pensa al lavoro dell'operatore sociale.

🟢 Caso A · Giulia

La nonna abita nella stessa via e fa quasi tutto: le prepara la cena, le lava i vestiti, la aspetta sveglia la sera. Nessuno si è offerto di darle il cambio, e comincia a essere stanca. La zia accompagna Giulia a scuola in macchina. Giulia gioca a pallavolo: l'allenatrice conosce la famiglia e si è offerta di riaccompagnarla dopo gli allenamenti. In classe ha due amiche con cui studia, e una di loro fa volontariato con il gruppo della parrocchia. La coordinatrice di classe, avvisata dalla zia, ha segnalato la situazione allo sportello d'ascolto della scuola. La madre è seguita dal medico di famiglia, che ha già preso contatto con il servizio sociale del Comune per l'assistenza a domicilio quando tornerà a casa. Nel paese si conoscono tutti: in due giorni la notizia del ricovero ha fatto il giro, e la madre, che voleva tenerla riservata, ci è rimasta male.

🟠 Caso B · Marco

Il padre lavora su turni in un'altra città e torna solo nel fine settimana; telefona ogni sera, ma nessuno gli ha chiesto di organizzarsi per il mese del ricovero. Marco e la madre si sono trasferiti da pochi mesi: nel quartiere non conosce nessuno e ha lasciato la squadra di calcio della città di prima. Gli amici di prima gli scrivono ogni sera e lui si fida di loro, ma abitano a duecento chilometri. In classe parla con un solo compagno, che abita nel suo stesso palazzo e fa parte di un gruppo scout: non sa niente del ricovero. A scuola nessuno è stato avvisato. Anche la madre di Marco è seguita dal medico di famiglia, che però non sa che Marco resterà solo.

🖊️ Disegna le due reti, Giulia e Marco bonus

Aggiungi i nodi (ruoli, mai nomi veri), poi collegali. Ogni legame ha la sua forza (forte, debole, ponte) e la sua natura: rapporto informale o formale, anche tra le stesse persone (la zia ha un rapporto informale con Giulia e uno formale con la coordinatrice). Puoi trascinare i nodi e, toccandoli, rinominarli o eliminarli anche dopo. La pagina conta nodi, legami, ponti e nodi isolati. Disegna tutte e due le reti, Giulia e Marco: passi dall'una all'altra con i pulsanti qui sotto e restano salvate entrambe.

↔

Per ogni domanda fai due cose: 1) scegli Giulia, Marco o «uguale»; 2) scrivi la frase del racconto che te lo fa capire (puoi copiarla o dirla con parole tue). Attenzione: «di più» non vuol dire sempre «meglio».

Esempio, su un'altra storia. Luca esce con tre amici, Sara con uno solo. Chi ha più persone intorno? → Luca · Perché? → «Luca esce con tre amici».
1
AmpiezzaChi ha più persone intorno?Conta i nodi: chi c'è vicino al ragazzo o alla ragazza.
2
Forza e reciprocitàChi ha persone vicine e fidate che lo aiutano davvero, adesso?Guarda anche se qualcuno dà tanto senza ricevere aiuto: rischia di stancarsi.
3
DensitàIn quale rete le persone si conoscono di più tra loro?Utile per organizzarsi in fretta, ma attenzione: le notizie girano anche quando non dovrebbero.
4
DiversitàChi ha persone di ambienti più diversi?Famiglia, scuola, sport, parrocchia, servizi: quanti di questi mondi ci sono?
5
Ponti e isolamentoChi ha più persone-ponte verso altri ambienti? E chi rischia di restare solo?Un ponte è chi mette in contatto due mondi, per esempio la famiglia con la scuola.

Non basta contare le persone: spiega perché, e che cosa potrebbe andare storto anche nella rete migliore.

Pensa a un nodo da attivare e a un ponte da costruire, sempre con il consenso della persona.

RISPOSTE E DISCUSSIONE 6 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Pensate a una persona che conoscete e che ha avuto bisogno di aiuto: chi c'era nella sua rete informale? E in quella formale?
Uso in classe: senza nomi. Far vedere che tutti abbiamo una rete e che in certi momenti la rete informale non basta. Chiedere: «Chi ha collegato le due reti?».
Il quiz: quali domande hanno diviso la classe?
Punti critici tipici: la domanda sulla rete informale (la cooperativa sembra «vicina» ma è formale), quella sui ponti e la domanda 6 (l'operatore non dà soldi: li dà il Comune con una decisione dell'assistente sociale).
Giulia e Marco: perché la stessa emergenza pesa in modo così diverso sui due ragazzi? Che cosa farebbe per primo l'operatore con Marco?
Risposte attese, proprietà per proprietà. Ampiezza: più nodi per Giulia. Forza e reciprocità: Giulia ha legami forti e vicini, ma la nonna dà senza ricevere e si sta sovraccaricando; i legami forti di Marco (gli amici di prima) sono lontani e non possono aiutarlo in pratica. Densità: nel paese di Giulia tutti si conoscono, l'aiuto si coordina in fretta ma la notizia è circolata contro la volontà della madre; la rete di Marco è poco densa. È la proprietà in cui «più» non vuol dire «meglio». Diversità: Giulia tocca famiglia, scuola, sport, parrocchia e servizi; Marco quasi solo la famiglia e il mondo online. Ponti e isolamento: la zia collega famiglia e scuola, il medico collega la madre al servizio sociale; Marco è a rischio di isolamento, ma ha ponti possibili: il compagno di palazzo (e il suo gruppo scout), il medico, il padre. In sintesi: la rete di Giulia sostiene meglio, ma va alleggerita la nonna e va rispettata la riservatezza. Con il consenso di Marco e della madre, l'operatore può far sapere alla scuola che cosa sta succedendo (sportello d'ascolto, coordinatore), attivare il servizio sociale tramite il medico, coinvolgere il padre e proporre un gruppo sportivo nel nuovo quartiere. Non si «regalano» amicizie: si creano le condizioni perché i legami nascano.
Due persone hanno lo stesso numero di contatti. Perché una delle due può avere accesso a più opportunità?
Risposte attese: non conta soltanto quanti nodi ci sono. Contano la diversità degli ambienti, i ponti tra gruppi, la qualità dei legami e le risorse che possono davvero circolare.
Se una persona ha una rete piccola o chiusa, è colpa sua? Che cosa può fare davvero l'operatore?
Risposte attese: le reti dipendono anche da famiglia, territorio, reddito, salute, discriminazioni e occasioni disponibili. L'operatore non crea amicizie a comando: facilita accessi, incontri e ponti rispettando consenso e autonomia.

💬 Un pensiero per te

Oggi abbiamo guardato le reti di Giulia e di Marco. Ora pensa per un momento alla tua.

Le relazioni sono come un muscolo: se non le alleni si indeboliscono, se dedichi loro tempo diventano più forti. Abbi cura di te e di chi ti sta accanto. Fai sapere alle persone a cui tieni che ci sei, ricambia l'aiuto che ricevi, non dimenticare chi vedi meno spesso: a volte è proprio un legame più debole a portarti un'occasione nuova. Non serve avere tanti contatti; servono legami di cui fidarsi, e il coraggio di chiedere una mano quando serve.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è la prima competenza di chi, un giorno, aiuterà gli altri per mestiere. Se in questo periodo ti senti solo o sola, parlane con un adulto di cui ti fidi o con lo sportello d'ascolto della scuola.

Perché te lo diciamo. Lo studio sulla felicità più lungo del mondo, quello dell'Università di Harvard, segue le stesse persone da più di 85 anni. La scoperta più chiara è che relazioni buone ci rendono più felici e più sani. E l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che, fra i ragazzi della vostra età, circa uno su cinque si sente solo: non siete i soli, e si può fare qualcosa.

Fonti: R. Waldinger, M. Schulz, The Good Life (2023), Harvard Study of Adult Development; OMS, Commissione sulla connessione sociale, From loneliness to social connection (30 giugno 2025).
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Le persone che incontrerai

Parte B · Sei tipi di utenza, un bisogno chiave ciascuno
⏱️ 25 minutiC4 · bisogni legati all'età e alle condizioniC1 · tipologia di utenza dei servizi
Alla fine della tappa sai: riconoscere sei tipi di utenza, dire qual è il bisogno principale di ciascuno e rispondere a un adolescente senza giudicarlo.
CONTENUTI Sei utenze, sei bisogni 8 min

Nei servizi si chiama utente chi usa un servizio. Dietro la parola c'è sempre una persona, con la sua libertà e le sue responsabilità. Le utenze si distinguono per età e per condizione.

INFANZIA ADOLESCENZA ETÀ ADULTA TERZA ETÀ 0361014182565 prima0-3 seconda3-6 terza6-10 pubertà10-14 adolescenza14-18 tarda adol.18-25 lavoro, responsabilità pensione, «giovani anziani»e grandi anziani (80+)
Le fasce di età usate nei servizi. I confini sono indicativi: ogni persona ha i suoi tempi.

👨‍👩‍👧‍👦 La famiglia

Oggi ha molte forme: nucleare, monogenitoriale (un solo genitore), ricostituita (dopo una separazione), convivenze e unioni civili, persone sole.

Bisogno chiave: reggere quando vengono meno lavoro, soldi, salute o l'aiuto dei parenti.

👶 L'infanzia · 0-10 anni

Il bambino dipende dagli adulti e cresce a tappe: 0-3 dipendenza totale, 3-6 «faccio io!», 6-10 scuola e regole. Ha diritti propri (Convenzione ONU, 1989).

Bisogno chiave: cure costanti e un legame sicuro con chi lo accudisce.

🧒 L'adolescenza · 10-18 anni

Si stacca dagli adulti per costruirsi un'identità; oggi la tarda adolescenza arriva fino ai 25 anni. La crisi adolescenziale è normale, non è una malattia.

Bisogno chiave: adulti che ascoltano e regole discusse, non solo imposte. Il rischio è il disadattamento: abbandono della scuola, isolamento.

👴 La terza età · dai 65 anni

In Italia quasi una persona su quattro. I «giovani anziani» sono spesso attivi e in salute, i grandi anziani (oltre gli 80) più fragili.

Bisogno chiave: restare attivo e non restare solo. È l'invecchiamento attivo (OMS): l'anziano è una risorsa.

♿ La disabilità

Secondo l'ICF dell'OMS la disabilità nasce dall'incontro fra la condizione di salute e l'ambiente. La legge 104/1992 dà accesso al sostegno e a percorsi personalizzati.

Bisogno chiave: barriere tolte, ausili, occasioni per partecipare come tutti.

🔗 Le dipendenze

Un comportamento che la persona non riesce più a controllare. Da sostanze (alcol, droghe, tabacco, farmaci) o da comportamenti (azzardo, videogiochi, telefono, shopping).

Bisogno chiave: trovare un'altra risposta al vuoto che la dipendenza riempie.

CONDIZIONE DI SALUTE FUNZIONI E STRUTTUREcorpo (es. le gambe) ATTIVITÀche cosa riesce a fare (es. spostarsi) PARTECIPAZIONEvita sociale (es. andare a scuola) FATTORI AMBIENTALIbarriere, ausili, servizi, atteggiamenti FATTORI PERSONALIetà, carattere, motivazione
ICF: la stessa condizione di salute produce disabilità diverse a seconda dell'ambiente. Un gradino è una barriera, una rampa no.
ABITUDINE · la comando io DIPENDENZA · mi comanda lei 1non riesce a smettereanche se vuole 2sta malequando non può 3rinuncia a scuola,sport, amici 4continua anchese gli fa male Non conta quante ore: conta chi comanda.
Quattro segnali di perdita di controllo: è la differenza fra un'abitudine e una dipendenza.
In parole semplici. Ogni età e ogni condizione ha un bisogno principale. L'operatore lo riconosce, ma guarda sempre la persona intera: il corpo, la testa e chi ha intorno, come alla tappa 2.
📖 Per saperne di più: le sei utenze spiegate per esteso

👨‍👩‍👧‍👦 La famiglia

La famiglia è l'istituzione di base della società: la Costituzione (art. 29) la riconosce come «società naturale fondata sul matrimonio», ma oggi le forme sono molte di più. La famiglia nucleare (genitori e figli) resta la più diffusa, ma sono sempre più numerose:

  • le persone sole (famiglie unipersonali), soprattutto anziani;
  • le famiglie monogenitoriali: un solo genitore con i figli;
  • le famiglie ricostituite: nate da una nuova unione dopo una separazione, con figli di unioni precedenti;
  • le convivenze senza matrimonio e le unioni civili (legge 76/2016);
  • le famiglie omogenitoriali (dette anche «arcobaleno»).

Le famiglie italiane hanno oggi pochi componenti: si fanno meno figli e più tardi. Il compito della famiglia resta lo stesso: garantire la sopravvivenza, lo sviluppo e il sostegno di ciascun membro.

I problemi di oggi. La famiglia è più fragile (separazioni, solitudine), ha meno sicurezza economica (lavoro precario), e deve occuparsi sempre più a lungo degli anziani, perché la vita si è allungata. Quando la famiglia non regge da sola, entrano in gioco i servizi e l'operatore sociale.

👶 L'infanzia (0-10 anni)

I bambini hanno diritti propri, riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia (1989, legge italiana 176/1991). L'infanzia si divide in tre fasi:

  • Prima infanzia (0-3 anni): totale dipendenza dagli adulti. Il bambino ha bisogno di cure costanti e di un legame sicuro con chi lo accudisce.
  • Seconda infanzia (3-6 anni): affermazione della personalità («faccio io!»), interesse per gli altri bambini, gioco simbolico, scuola dell'infanzia.
  • Terza infanzia (6-10 anni): scuola primaria, regole, amicizie, primi compiti e responsabilità.

In questi anni avvengono sviluppi decisivi: percettivo-motorio (il sistema nervoso matura, la coordinazione migliora), linguistico (dalla lallazione alle frasi complete), affettivo-relazionale (il legame con i genitori diventa la base per fidarsi degli altri).

🧒 L'adolescenza (10-18 anni, e oltre)

È la fase di passaggio dall'infanzia all'età adulta. Comprende la pubertà (10-14 anni), con i cambiamenti del corpo, l'adolescenza vera e propria fino ai 18 anni e una tarda adolescenza che oggi può arrivare ai 25 anni, perché studio e dipendenza economica dalla famiglia si allungano.

La cosiddetta crisi adolescenziale è normale, non è una malattia: insofferenza verso gli adulti, ribellione alle regole, fatica ad abbandonare il sé infantile mentre si costruisce un'identità nuova. Diventa un problema quando porta a disadattamento: abbandono scolastico, isolamento, comportamenti a rischio.

Il ruolo dell'operatore con gli adolescenti: prevenire i conflitti invece di reprimerli, discutere le regole invece di imporle e basta, proporre attività in cui il ragazzo possa riuscire, individualizzare l'intervento «con realismo e umanità».

👴 La terza età (65 anni e oltre)

In Italia quasi una persona su quattro ha più di 65 anni (dati ISTAT): siamo uno dei Paesi più «anziani» del mondo. Per questo gli anziani sono l'utenza più numerosa dei servizi.

La vita di una persona si può leggere in tre grandi tappe: lo sviluppo (dalla nascita all'età adulta), l'adultità (lavoro e responsabilità) e la senilità (dall'età della pensione in poi). Ma il confine della vecchiaia si sposta sempre più avanti: oggi si distingue tra «giovani anziani», spesso attivi e in salute, e grandi anziani oltre gli 80 anni, più fragili.

Il modo di guardare la vecchiaia è cambiato. Non più solo «assenza di malattia», ma invecchiamento attivo (concetto proposto dall'OMS nel 2002): l'anziano è una risorsa per la famiglia e per la società, e va aiutato a restare partecipe, autonomo e in salute il più a lungo possibile.

Le sfide. Involuzione fisica e a volte mentale, malattie croniche, perdita del coniuge e degli amici, riduzione del reddito, solitudine. Il rischio più grande è che l'anziano «si spenga»: smetta di fare, di uscire, di curarsi. Per questo l'operatore lavora molto sulla dimensione psicologica e sociale: la mente e gli interessi non invecchiano se restano attivi.

♿ La disabilità

Nel 2001 l'OMS ha pubblicato l'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute), che ha cambiato il modo di pensare la disabilità. La disabilità non è una caratteristica della persona, ma il risultato della relazione tra la sua condizione di salute e i fattori personali e ambientali.

Le dimensioni dell'ICF sono cinque: condizioni di salute, funzioni e strutture corporee, attività (il grado di autonomia), partecipazione sociale, fattori ambientali e personali. L'obiettivo dell'operatore è la promozione dell'integrazione sociale: rimuovere barriere, procurare ausili, creare occasioni di partecipazione. E ricordare che la persona con disabilità ha gli stessi bisogni di tutti: amore, considerazione, gratificazione.

Riferimenti: legge 104/1992, legge quadro sui diritti delle persone con disabilità, che prevede la certificazione per accedere a percorsi personalizzati (sostegno scolastico, permessi per i familiari, ausili). Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006, legge 18/2009). D.Lgs. 62/2024, che riforma la valutazione della disabilità e introduce il «progetto di vita» personalizzato.

🔗 Le dipendenze

Una dipendenza è un comportamento ripetitivo che la persona non riesce più a controllare, basato su un bisogno psicologico e/o fisico, e che continua anche quando fa male alla salute, alle relazioni, allo studio o al lavoro. La differenza con un'abitudine sta proprio qui: l'abitudine si può interrompere, la dipendenza no, o non da soli.

📋 Dipendenze da sostanze

  • Alcol: in Italia circa una persona su sei ha abitudini di consumo a rischio (ISTAT).
  • Droghe: il primo contatto avviene spesso già nella prima adolescenza.
  • Tabacco: fuma circa un adulto su quattro (Istituto Superiore di Sanità).
  • Farmaci: uso senza controllo medico di ansiolitici, sonniferi, antidolorifici.

🌐 Dipendenze comportamentali («nuove dipendenze»)

  • Gioco d'azzardo (disturbo da gioco d'azzardo, riconosciuto come dipendenza).
  • Videogiochi e internet: il gaming disorder è riconosciuto dall'OMS dal 2019.
  • Nomofobia: paura di restare senza telefono o senza rete.
  • Shopping compulsivo.
  • Relazioni solo virtuali che sostituiscono quelle reali.

Hikikomori: ritiro sociale volontario, per mesi o anni, in camera. Non è una dipendenza in senso stretto, ma spesso si accompagna all'uso continuo dello schermo.

Chi rischia di più? Chi non sopporta la frustrazione, chi cerca un'indipendenza assoluta dagli altri, chi non riesce ad accettare la quotidianità e cerca una via di fuga. La dipendenza «riempie» un vuoto: per questo l'operatore lavora sul vuoto, non solo sul comportamento.

Attenzione ai numeri. Le percentuali cambiano ogni anno e dipendono da come si misura: usale come ordine di grandezza, non come dato preciso. Le fonti ufficiali in Italia sono ISTAT, Istituto Superiore di Sanità e la Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze.
ESERCIZIO Di chi stiamo parlando? 6 min

Dodici indizi: prima le età della vita, poi le condizioni. Per ognuno scegli l'utenza.

✂️ Fine della prima parte. Se la lezione finisce qui, la prossima volta si riparte da Matteo.
ESERCIZIO Parlare con Matteo, 15 anni 4 min

Matteo frequenta il centro di aggregazione giovanile. Oggi arriva, butta lo zaino per terra e ti parla. A ogni battuta scegli come risponde l'operatore: vedrai come reagisce Matteo.

RISPOSTE E DISCUSSIONE 5 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Voi siete adolescenti: quali regole avete «discusso» a casa o a scuola? Che cosa aiuta un adulto a farsi ascoltare?
Risposte attese: spiegare il perché, ascoltare, essere coerenti, non urlare, dare fiducia. Collegare ai tre atteggiamenti di Rogers della tappa 1.
Un gradino davanti a un negozio: per chi è una barriera? Che cosa cambia se mettiamo una rampa?
Risposte attese: per chi usa la carrozzina, ma anche per un passeggino, per un anziano con il bastone. La rampa non cambia la persona, cambia la disabilità: è il cuore dell'ICF.
Quando l'uso del telefono diventa una dipendenza? Con quale segnale ve ne accorgereste in un amico?
Risposte attese: quando non riesce a smettere anche se vuole, quando sta male senza, quando rinuncia a scuola, sport, amici. Non è la quantità di ore, è la perdita di controllo.
➕ Attività extra per chi finisce prima, per la prova a tre o per casa · non servono a completare la tappa
IN CLASSE 🎭 Prova a tre: Matteo dal vivo bonus 6 min

Gruppi di tre, ruoli a rotazione. Operatore: risponde a Matteo. Matteo: risponde a monosillabi finché non si sente ascoltato. Osservatore: compila la griglia. Novanta secondi di dialogo, poi: che cosa è successo? che cosa ha funzionato e perché? che cosa porto via?

ESERCIZIO Rina, poi Davide: dall'esempio all'analisi da soli bonus 5 min
Esempio svolto · la signora Rina, 82 anni. Vive sola da quando è morto il marito, un anno fa. Ha l'artrosi alle ginocchia e da qualche mese esce solo per la spesa. La figlia abita in un'altra città e la chiama la domenica. Prima frequentava il circolo del quartiere; ora dice «non ho più voglia di vedere nessuno».
  • Biologico: artrosi alle ginocchia, cammina meno, rischia di perdere autonomia. Perché qui: riguarda il corpo e il movimento.
  • Psicologico: il lutto per il marito, la tristezza, «non ho più voglia». Perché qui: sono emozioni e pensieri.
  • Sociale: vive sola, la figlia è lontana, ha lasciato il circolo. Perché qui: riguarda le relazioni e i luoghi.
  • Come si toccano: esce meno (biologico) → vede meno persone (sociale) → si rattrista di più (psicologico) → ha ancora meno voglia di uscire.
🧩 Ora tocca a te, un pezzo alla volta: Davide, 19 anni

Da un anno Davide scommette online sulle partite. Ha perso i soldi messi da parte per la patente, dorme poco e ha smesso di andare a calcetto con la squadra. Alla madre dice che va tutto bene.

🔬 Biologico (già fatto)

Dorme quattro-cinque ore per notte, salta i pasti quando gioca, è sempre stanco.
Sente il bisogno di rifarsi delle perdite e si vergogna, per questo…

Dopo Rina e Davide, l'analisi di un'utenza a scelta, qui sotto, la fai tutta da solo.

DA SOLO Un'utenza a scelta bonus 10 min
🤔 Analisi di un'utenza +15

Scegli una tipologia tra le sei studiate e applica il modello bio-psico-sociale. In classe compila i primi quattro campi; gli ultimi due puoi finirli a casa.

Un esempio di analisi (terza età)
Esempio di analisi (terza età)
Biologico: controllo delle malattie croniche, movimento quotidiano, alimentazione adeguata. Psicologico: sentirsi utile, avere progetti, elaborare i lutti. Sociale: non restare solo, mantenere contatti con famiglia e quartiere. Difficoltà: rifiuto dell'aiuto («non sono vecchio»), diffidenza, familiari assenti. Rete: medico di famiglia e servizi domiciliari (formale) insieme a vicini, parrocchia, centro anziani (informale).
DA PENSARE La rampa e il gradino bonus
6

Il caso di Maria

Parte C · Dall'analisi al progetto: obiettivi e rete
⏱️ 30 minutiC5 · approccio multidimensionaleC1 · individuare le opportunità offerte dal territorio👥 in coppia
Alla fine della tappa sai: analizzare una famiglia con il modello bio-psico-sociale, trasformare l'analisi in obiettivi e scegliere i servizi e le persone da attivare.
CONTENUTI Il caso, letto insieme 5 min

👨‍👩‍👧 Maria e la sua famiglia

Maria, 35 anni, madre sola di due bambini: Luca (8 anni) e Sofia (5 anni).

  • Ha perso il lavoro sei mesi fa: era cameriera in un ristorante.
  • Vive in un piccolo appartamento in affitto e fatica a pagare le bollette.
  • Il padre dei bambini non è presente e non contribuisce economicamente.
  • Soffre di ansia e ha difficoltà a dormire.
  • Luca ha iniziato ad avere problemi di comportamento a scuola: aggressività, difficoltà di concentrazione.
  • Sofia frequenta la scuola dell'infanzia, sembra più serena, ma chiede spesso del papà.
  • Maria ha pochi contatti sociali; i suoi genitori abitano lontano e possono aiutarla raramente.
  • Si sente sola, stanca, e ha paura di «non farcela».

🎯 Il tuo compito. Sei operatore sociale del servizio sociale territoriale del Comune. L'assistente sociale ti ha chiesto di seguire questa famiglia: devi analizzare la situazione e proporre un intervento.

1. ANALISIbio-psico-sociale 2. OBIETTIVIuno per dimensione 3. AZIONI E RETEchi fa che cosa 4. VERIFICAsta funzionando?
Il progetto è un ciclo: dopo la verifica si torna all'analisi. Con Maria fai i passi 1, 2 e 3; la verifica la impari con Casa Serena.
In parole semplici. Un obiettivo dice che cosa cambia per la persona; un'azione dice che cosa fa l'operatore. «Fare un colloquio» è un'azione; «Maria dorme meglio e si sente meno sola» è un obiettivo.
ESERCIZIO Passo 1 · Che cosa vedo 7 min
👥 Lavorate in coppia, ma ognuno scrive sul proprio computer
📊 Analisi bio-psico-sociale +12

Per ogni dimensione scrivi che cosa vedi nel caso: prendi i fatti dalla scheda, non inventare. Bastano due o tre righe per dimensione.

Salute, sonno, casa, soldi, cibo.

Emozioni, pensieri, paure, comportamenti di Maria e dei bambini.

Relazioni, rete, scuola, quartiere, servizi.

ESERCIZIO Passo 2 · Che cosa deve cambiare 8 min

Prima guarda come sono fatti gli obiettivi buoni e quelli che non funzionano, poi scrivi i tuoi: concreti (si capisce che cosa cambia) e realistici (si raggiungono in qualche mese).

🎯 Tre obiettivi, uno per dimensione +12

Scrivi che cosa deve cambiare per Maria e i bambini. Comincia con un verbo che descrive il cambiamento: «garantire», «ridurre», «recuperare», «creare».

✂️ Fine della prima parte. Se la lezione finisce qui, la prossima volta si riparte dal passo 3.
ESERCIZIO Passo 3 · Chi attivo 8 min
👥 In coppia, ognuno sul proprio computer
🏥 Rete formale: quali servizi attivi? +6

Ogni servizio risponde a un bisogno preciso. Spunta quelli che attiveresti (almeno tre), poi spiega per quale bisogno attivi ciascuno.

🤝 Rete informale: chi coinvolgi? +5

La rete informale va cercata, non data per scontata: i nonni lontani possono aiutare lo stesso, i vicini possono diventare una rete di vicinato, un gruppo di auto-aiuto per genitori soli può spezzare l'isolamento di Maria.

RISPOSTE E DISCUSSIONE 5 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Perché la stessa situazione (un genitore solo con due figli) può essere «normale» per una famiglia e un problema per un'altra?
Risposte attese: dipende dalle risorse: soldi, lavoro, rete di parenti e amici, salute. È il caso di Maria.
Da quale dimensione partireste con Maria? Perché?
Risposte attese: molti diranno «i soldi» (biologico-materiale): è l'urgenza. Ma senza lavorare sulla solitudine (sociale) e sull'ansia (psicologico) il problema torna. Il progetto lavora su tutte e tre, con priorità diverse nel tempo.
Esempio di analisi
Biologico e materiale: Maria dorme male per lo stress; appartamento piccolo; difficoltà economiche per cibo, affitto e bollette. Psicologico: ansia, bassa autostima («non ce la faccio»), paura; Luca esprime il disagio con l'aggressività; Sofia cerca il padre assente. Sociale: isolamento, genitori lontani, padre assente, poche amicizie; la scuola segnala i problemi di Luca.
Esempio di obiettivi
1. Garantire la sicurezza abitativa e alimentare della famiglia grazie a contributi economici e sostegno materiale. 2. Sostenere Maria nel recupero dell'autostima e nella gestione dell'ansia; aiutare Luca a esprimere le emozioni legate all'assenza del padre. 3. Creare una rete di supporto attorno alla famiglia: socializzazione di Maria, integrazione scolastica di Luca.
Quali servizi ha scelto quasi tutta la classe? Quale è stato scelto da pochi, e perché?
Uso in classe: mostra il grafico delle risposte. Di solito tutti scelgono servizio sociale e centro per l'impiego; pochi la neuropsichiatria (paura dell'«etichetta») e il doposcuola (sembra poco importante, invece libera tempo a Maria).
Se attivate sette servizi in una volta, che cosa succede a Maria?
Risposte attese: si sente sommersa, deve andare a sette appuntamenti, si perde. Serve un ordine: prima le urgenze (soldi, casa), poi il resto. È la sfida della linea del tempo, fra le attività extra.
Esempio
Formale: Servizio sociale → contributo economico d'emergenza; Centro per l'impiego → ricollocazione di Maria; Consultorio → sostegno psicologico; Scuola → sportello e incontri con gli insegnanti; Neuropsichiatria → valutazione di Luca; Educativa domiciliare → sostegno alla genitorialità. Informale: nonni con videochiamate e visite; vicini per una rete di vicinato; gruppo di auto-aiuto per genitori soli.
IL BISOGNO CHI RISPONDESoldi, affitto, bolletteUn lavoro per MariaAnsia e solitudine di MariaIl comportamento di LucaTempo libero per cercare lavoroSostegno come mammaServizio sociale del ComuneCentro per l'impiegoConsultorio · nonni · gruppo AMAScuola · neuropsichiatria infantileDoposcuola · centro estivoEducativa domiciliare in rosa: un servizio che risponde a un secondo bisogno (il doposcuola libera tempo a Maria)
Ogni servizio risponde a un bisogno preciso; alcuni rispondono a due.
➕ Attività extra per chi finisce prima o per casa · non servono a completare la tappa
DA SOLO Un obiettivo vero bonus 2 min
ESERCIZIO L'imprevisto: il caso di Maria cambia bonus 4 min

Hai costruito la rete di Maria. Tre settimane dopo succede qualcosa. In coppia pescate una carta (o usate quella che vi assegna il docente): coppie vicine con carte diverse.

🏠 A CASA Sfida extra: la linea del tempo +10 punti bonus
DA PENSARE Le scelte della classe bonus
7

Traguardo: che cosa so adesso

Parte D · Rileggo, verifico, mi valuto
⏱️ 25 minutiC2 · esporre le proprie idee nel gruppo📝 quiz finale a sondaggio
Alla fine della tappa: hai confrontato ciò che pensavi alla tappa 1 con ciò che sai ora, verificato le conoscenze con dieci domande e valutato onestamente le tue competenze.
CONTENUTI Perché fermarsi 2 min

Ragionare su come si è imparato si chiama metacognizione. Serve a due cose: fissare meglio ciò che si è capito e scoprire il proprio modo di imparare, così da usarlo anche nelle altre materie. Un operatore sociale fa lo stesso ogni giorno con il proprio lavoro: si ferma, rilegge, si chiede che cosa ha funzionato.

1 · PIANIFICOChe cosa devo fare?Come lo faccio? 2 · CONTROLLOSto capendo?Che cosa cambio? 3 · VALUTOChe cosa ha funzionato?Che cosa farò diverso? si ricomincia · è quello che fa anche l'operatore con il suo lavoro
Il ciclo con cui si impara a imparare, lo stesso con cui l'operatore rivede il proprio lavoro.
ESERCIZIO Che cosa è cambiato 5 min
Rileggi ora quello che avevi scritto alla tappa 1: …
ESERCIZIO Quiz finale 8 min
ESERCIZIO Autovalutazione delle competenze 5 min

Valuta onestamente da 1 (per niente) a 5 (pienamente). Non è un voto: serve a te e al docente per capire dove insistere. +20 quando completi tutte e sei

RISPOSTE E DISCUSSIONE 5 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Guardate il grafico della classe: su quale domanda abbiamo sbagliato di più? Rispieghiamola insieme.
Uso in classe: premi «Risposte della classe» e parti dalla domanda con più errori. Chi ha risposto bene spiega ai compagni.
Confrontate l'autovalutazione con il quiz: dove vi sentivate sicuri e invece avete sbagliato? Dove il contrario?
Scopo: allenare la capacità di valutarsi, che è una competenza dell'operatore (autocontrollo e giustificazione delle scelte, richiesta nei livelli successivi del QNQ).
Giro veloce: ognuno dice una cosa che ha scoperto e che prima non sapeva.
Uso in classe: confronta con le «tre parole» della tappa 1 mostrate alla LIM. Che parole sono entrate? «Rete», «progetto», «ICF», «bio-psico-sociale».
Quale tappa vi ha aiutato di più a imparare: la spiegazione, gli esercizi, il caso o il confronto?
Uso in classe: alzata di mano. Serve al docente per calibrare le prossime tappe e agli studenti per capire come imparano.
➕ Attività extra ripasso e riflessioni da fare in classe o a casa · non servono a completare la tappa
RIPASSO Scarica la memoria e i tre concetti bonus 5 min
🧠 Scarica la memoria 2:00

Due minuti, senza guardare gli appunti né la pagina: scrivi tutto quello che ricordi del percorso. Parole, concetti, esempi.

Poi controlla: spunta i concetti chiave che avevi scritto. Quelli senza spunta sono da ripassare.

RIFLESSIONE Pensavo… ora penso… bonus 4 min
💭 Pensavo… ora penso…

Alla tappa 1 avevi scritto: …

🏠 A CASA Quattro domande su come hai imparato bonus
🏠 A CASA Il mio piano d'azione

Ora che hai finito il percorso, scrivi i tuoi prossimi passi come futuro operatore sociale.

DA PENSARE Una cosa nuova bonus
🎉

Complimenti!

Hai completato il percorso sull'operatore sociale.

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Per la seconda · Casa Serena

Appendice facoltativa · Un caso complesso, in équipe: analisi, progetto, etica e verifica
⏱️ due parti da 20 minutiC2 · cooperare nei gruppi di lavoroC5 · presa in carico👥 gruppi di 3
Alla fine sai: lavorare in équipe con un ruolo preciso, analizzare due persone e un gruppo, scrivere obiettivi S.M.A.R.T. e dire come verificherai il progetto.
Facoltativa. Riprende con un caso più difficile quello che hai fatto con Maria. Si fa in seconda, o in prima se la classe ha tempo: non serve per completare il percorso.
CONTENUTI Il caso e i ruoli 6 min

🏢 Il contesto

Sei operatore sociale al Centro Diurno «Casa Serena», che accoglie 25 anziani (età media 78 anni) per socializzazione, animazione e assistenza leggera. È aperto cinque giorni a settimana, dalle 9 alle 17.

L'équipe: una coordinatrice (assistente sociale), due operatori sociali (tu e una collega), due OSS, un animatore, un fisioterapista part-time.

🎯 Il compito

La coordinatrice ti ha chiesto di analizzare la situazione e proporre un progetto che affronti le criticità, coinvolgendo l'équipe e le famiglie. Lo presenterai in riunione d'équipe tra una settimana.

Vincoli: budget ridotto, non si può assumere; il fisioterapista sarà in ferie tre settimane il mese prossimo.

Coordinatriceassistente sociale 2 operatorisociali · tu 2 OSS Animatoredemotivato Fisioterapistaferie: 3 settimane Medicoesterno 25 ospiti · Giuseppe · Anna · i gruppettie le famiglie, che chiedono più comunicazione
Chi c'è attorno a Giuseppe e Anna: ruoli, vuoti (il fisioterapista in ferie) e segnali (l'animatore demotivato).

⚠️ Le criticità dell'ultimo mese

  • Il signor Giuseppe (82 anni): vedovo da due anni, frequenta il centro da 18 mesi. Ultimamente è sempre più isolato, rifiuta le attività di gruppo, passa il tempo seduto da solo. Vive con il figlio (55 anni), che lavora tutto il giorno. Il figlio è preoccupato: «non è più lui», ha smesso di prendersi cura di sé.
  • La signora Anna (75 anni): vive sola, frequenta da sei mesi. È molto loquace e tende a monopolizzare le conversazioni; alcuni ospiti sono infastiditi. Ha litigato con un altro ospite accusandolo di «rubarle la merenda». Il medico segnala un peggioramento della pressione.
  • Tensioni nel gruppo: si sono formati «gruppetti» che escludono alcuni ospiti. Meno partecipazione alle attività. L'animatore è demotivato e ha chiesto un confronto.
  • Le famiglie chiedono più comunicazione sullo stato dei loro cari e vorrebbero essere coinvolte nelle attività.

I tre ruoli del gruppo

In un'équipe ognuno ha un compito, ma tutti conoscono tutto. Formate gruppi di tre e assegnate i ruoli: ognuno scrive nel proprio computer la parte di cui è responsabile, ma il testo si decide insieme.

RuoloDi che cosa rispondeParte
🔎 AnalistaAnalisi di Giuseppe e Anna e delle tensioni di gruppo. Deve trovare le cause, non solo descrivere i sintomi.1 · analisi
🛠️ ProgettistaObiettivi, azioni per Giuseppe, per Anna e per il gruppo, strategie con le famiglie.2 · progetto
📏 ValutatoreÉquipe e vincoli, dimensione etica, indicatori per capire se il progetto funziona.2 · progetto
Consiglio. Prima di scrivere, cinque minuti a voce: ognuno dice che cosa vede. Poi ciascuno scrive la propria parte guardando anche il computer degli altri.
ESERCIZIO Parte 1 · Analisi della situazione 10 min
🔎 Scrive l'analista, ma il gruppo decide insieme
A) Giuseppe e Anna con il modello bio-psico-sociale +8
B) Le cause delle tensioni e del calo di partecipazione +7
RISPOSTE E DISCUSSIONE 4 min

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Giuseppe «ha smesso di prendersi cura di sé»: è un problema biologico, psicologico o sociale?
Risposte attese: tutti e tre. Il segnale è comportamentale, la causa probabile è il lutto non elaborato e la solitudine (il figlio lavora tutto il giorno), la conseguenza è anche fisica. Attenzione: un cambiamento così rapido va segnalato al medico, perché potrebbe indicare una depressione o un problema di salute.
Anna «ruba la merenda»: che cosa può esserci dietro un litigio così?
Risposte attese: bisogno di attenzione, paura di essere esclusa, forse un inizio di confusione (la pressione alta e il medico che segnala: dimensione biologica da non trascurare). Non si giudica il comportamento, si cerca il bisogno.
✂️ Fine della prima parte. La seconda parte si fa negli stessi gruppi.
CONTENUTI Obiettivi ben scritti, etica e verifica 5 min

Un obiettivo ben scritto è S.M.A.R.T.

LetteraSignificaEsempio per Giuseppe
SpecificoDice esattamente che cosa cambia.«Giuseppe partecipa a un'attività di gruppo»
MisurabileSi può contare o osservare.«…almeno due volte a settimana»
AccessibileRaggiungibile con le risorse che ci sono.Non «Giuseppe torna felice», ma un passo alla volta.
RilevanteRisponde davvero al bisogno.Rompere l'isolamento, non «tenerlo occupato».
TemporizzatoHa una scadenza.«…entro due mesi»

I principi etici che l'operatore non può dimenticare

  • Dignità: nessuno viene messo in ridicolo o trattato come un bambino, nemmeno Anna quando disturba.
  • Autodeterminazione: Giuseppe ha il diritto di dire di no a un'attività; si propone, non si obbliga.
  • Riservatezza: le informazioni sulla salute si comunicano alle famiglie solo con il consenso della persona e nei modi previsti dalla legge sulla privacy.
  • Partecipazione: gli ospiti vanno coinvolti nelle decisioni che li riguardano, per esempio nella scelta delle attività.

Come si verifica un progetto

Si decidono prima degli indicatori, cioè segnali osservabili: quante volte Giuseppe partecipa, quanti litigi in un mese, quante famiglie vengono agli incontri. Si sceglie come osservarli (griglia di osservazione, questionario, colloquio) e quando (ogni settimana, ogni mese).

DALL'OBIETTIVO ALLA VERIFICA · L'ESEMPIO DI GIUSEPPEOBIETTIVOGiuseppe vaa un gruppo 2 v./sett.AZIONEsceglie lui;la 1ª volta lo affiancoINDICATOREpresenzea settimana (≥ 2)STRUMENTOgriglia diosservazioneQUANDOogni venerdì;verifica a 2 mesi Se manca un anello, il progetto non si può verificare.
Cinque anelli con l'esempio di Giuseppe: se ne manca uno, il progetto non si può verificare.
ESERCIZIO Parte 2 · Il progetto 12 min
🛠️ Scrive il progettista
Progettazione dell'intervento +20
📏 Scrive il valutatore
Équipe, etica, verifica +15
RISPOSTE E DISCUSSIONE Ogni gruppo presenta in due minuti 3 min + presentazioni

Un minuto, due righe. Poi leggi la risposta del vicino. facoltativo

Ogni gruppo presenta il suo progetto in due minuti: un obiettivo, un'azione, un indicatore. La classe vota il progetto più convincente e dice perché.
Criteri da far emergere: gli obiettivi parlano della persona e non dell'operatore; le azioni rispettano i vincoli (niente assunzioni); c'è almeno un'idea per il gruppo, non solo per i singoli; la verifica è concreta.
Il fisioterapista va in ferie tre settimane: che cosa fa l'équipe?
Risposte attese: ci si organizza prima; l'operatore può proporre attività motorie leggere (camminate, ginnastica dolce) che non richiedono il fisioterapista; si informano le famiglie. È il lavoro di équipe che copre i vuoti.
➕ Attività extra per arricchire il lavoro di gruppo · facoltative
ESERCIZIO Il cerchio dei punti di vista bonus 5 min

Da fare nei «cinque minuti a voce». Ognuno del gruppo sceglie un punto di vista diverso e completa le tre frasi; poi le dice agli altri. L'analista annota le cause che emergono.

ESERCIZIO Revisione tra gruppi bonus 12 min

Il vostro gruppo si sposta al computer del gruppo accanto e legge il suo progetto qui sopra. Compilate la griglia sul loro computer. Poi tornate al vostro, leggete la revisione ricevuta e correggete.

ESERCIZIO Il dilemma di Giuseppe bonus 20 min

Giuseppe rifiuta tutte le attività. Il figlio chiede al centro di «obbligarlo», perché a casa sta peggio. L'équipe deve insistere?

Gruppi di quattro, due coppie. 1. La coppia A prepara il «sì, insistere» (benessere, rischio, richiesta della famiglia); la coppia B il «no» (autodeterminazione, dignità): 4 minuti. 2. Due minuti a testa, l'altra coppia ascolta e riassume. 3. Si scambiano le posizioni: ognuno difende l'altra tesi con un argomento nuovo. 4. Si lasciano le posizioni e si decide insieme.

🏠 A CASA Riflessione finale sul caso