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IIS Meucci - Mattei | Decimomannu

Dai bisogni ai servizi

Servizi per la sanità e l'assistenza sociale

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📋 Istruzioni per lo svolgimento

CASO 1: Signora Lucia - Anziana con fragilità multiple

La signora Lucia ha 79 anni e vive sola nel suo appartamento al terzo piano senza ascensore. È vedova da 5 anni e ha un figlio che vive a Milano per lavoro, che riesce a venirla a trovare solo una volta al mese.

Lucia ha il diabete di tipo 2, ipertensione e negli ultimi mesi ha sviluppato problemi di mobilità dovuti all'artrosi alle ginocchia. Fa fatica a salire le scale, a fare la spesa e a occuparsi delle pulizie domestiche. La sua pensione è di 780€ mensili, di cui 450€ vanno per l'affitto.

Recentemente ha avuto una caduta in casa (fortunatamente senza conseguenze gravi) e questo l'ha molto spaventata. Si sente sempre più isolata: le sue amiche storiche sono morte o si sono trasferite, e negli ultimi mesi esce sempre meno per paura di cadere. Ha iniziato a saltare alcuni pasti perché "è troppo faticoso cucinare solo per me".

Il figlio, preoccupato, si rivolge al Segretariato Sociale del Comune per ricevere indicazioni su come aiutare la madre.

Le categorie di Maslow orientano la lettura: i bisogni possono coesistere. Motiva le priorità attraverso i dati del caso e ciò che va chiarito con Lucia. Maslow, 1943: flessibilità e soddisfazione parziale dei bisogni.

Motiva quali figure sono pertinenti e quali condizioni richiedono una loro valutazione. Un elenco lungo non sostituisce la spiegazione dei compiti.

Caso Lucia · Il dossier operativo

Dai dati a un percorso motivato

Riprendi le quattro risposte che hai scritto. Ora scegli come organizzare le informazioni e controlla se le risposte proposte sono praticabili. La richiesta arriva dal figlio: per costruire il percorso manca ancora la voce di Lucia.

Scarica il dossier Word · 3 pagine

Un dato, un’ipotesi, una domanda

Dato della traccia: Lucia ha iniziato a saltare alcuni pasti. Ipotesi: anche mangiare da sola potrebbe rendere meno desiderabile cucinare. Domanda: «In quali momenti preparare da mangiare diventa più difficile?».

Il dato è scritto nel racconto. L’ipotesi è una spiegazione da controllare. La domanda aiuta a capire: non contiene già la risposta. Non sappiamo quali aiuti Lucia desideri, quali attività riesca a svolgere o quali contatti possa ancora coltivare. Il figlio è presente nella rete, ma non conosciamo tutti i suoi compiti e le sue disponibilità.

Da operatore sociale: raccogli e documenti informazioni, riferisci ciò che emerge e collabori al percorso. Le valutazioni cliniche e le decisioni sull’ammissione ai servizi spettano ai soggetti competenti.

Scegliere uno strumento

Prima scrivi individualmente le domande che faresti a Lucia. Poi, in piccolo gruppo, scegliete uno strumento. Il docente assegna le funzioni di lettura del caso, controllo delle fonti e documentazione; tutti contribuiscono e motivano almeno una scelta.

Griglia bisogni–risorse–vincoli

Per ogni dato collega un bisogno possibile, le risorse documentate, gli ostacoli e ciò che manca. Aiuta a confrontare le situazioni quotidiane; può rendere meno visibili i legami fra le persone.

Mappa della rete con note

Metti Lucia al centro e collega persone e servizi. Distingui contatti presenti e aiuti ancora da concordare. Le note devono mostrare anche bisogni, vincoli e dati mancanti. Puoi descrivere nodi e legami con un elenco.

Riporta una breve sintesi della griglia o della mappa del dossier. Distingui ciò che il racconto documenta, ciò che ipotizzate e le domande che fareste a Lucia.

Dal bisogno alla risposta: controllare l’accesso

Bisogno: ciò che serve alla persona. Prestazione: l’aiuto concreto proposto. Servizio: chi organizza o offre quell’aiuto. Accesso: i passaggi e le condizioni per poterlo ricevere. Per Lucia, nominare un’assistenza domiciliare non chiarisce ancora che cosa farà, chi la valuterà e quando potrà iniziare.

Consulta le quattro schede del fascicolo

Fascicolo didattico simulato. Il caso non indica il Comune di residenza. Queste condizioni servono all’esercitazione e non descrivono l’offerta attuale di un ente reale.

A · Servizio sociale e assistenza domiciliare sociale

Il servizio sociale ascolta la domanda e valuta la situazione con la persona. Nel fascicolo, una possibile assistenza a casa riguarda la preparazione dei pasti e le attività domestiche concordate. Prima dell’avvio occorrono valutazione, verifica delle condizioni di accesso e accordo su attività, tempi ed eventuale quota a carico della persona. Costi e data di avvio non sono ancora noti. Non è assistenza continuativa.

B · Punto Unico di Accesso (PUA)

È il riferimento per orientare una domanda sociosanitaria e avviare, quando necessaria, la valutazione multidimensionale. Non è una prestazione quotidiana a domicilio. Nel fascicolo non è ancora stata svolta una valutazione: documentate chi contattare e quali informazioni raccogliere.

C · Assistenza Domiciliare Integrata (ADI)

Riguarda cure a domicilio quando le condizioni sanitarie le richiedono. La pagina ASL Cagliari indica la valutazione del medico di medicina generale e la proposta di attivazione tramite PUA. Non sostituisce automaticamente la spesa, la compagnia o le pulizie. Dal racconto non si può concludere che Lucia sia già ammessa: indicate quale valutazione manca.

D · Opportunità di socialità e accompagnamento

Nel territorio simulato esiste un incontro settimanale di lettura. Un’associazione raccoglie richieste di accompagnamento; il turno deve essere confermato ogni settimana. Non è verificata l’accessibilità del tragitto dal terzo piano. Non sappiamo se la lettura interessi a Lucia. La proposta richiede un confronto con lei e una verifica concreta degli spostamenti.

Riferimenti reali per distinguere le funzioni: PUA · ASL Cagliari e ADI · ASL Cagliari, consultati il 15 ottobre 2026. Turni, disponibilità e attività del fascicolo restano simulati.

Riprendi le risposte 2–4, senza ricopiarle. Per ogni priorità indica: obiettivo da concordare con Lucia; aiuto concreto; servizio o persona; primo passo per l’accesso; condizioni da verificare; chi fa che cosa e quando controllare il risultato. Richiama la scheda o la fonte usata. Se manca un dato, dichiaralo.

Quando cambia una disponibilità

Conservate la prima proposta prima di leggere l’aggiornamento. Nel dossier tenete distinguibili la versione iniziale e la revisione.

Rileggete il dossier

Si riconoscono dati e ipotesi? Avete motivato lo strumento? La voce di Lucia resta presente? Prestazioni e accesso sono coerenti? Compiti e limiti sono espliciti? È chiaro che cosa è cambiato e come lo verificherete?

Confrontate con un altro gruppo una scelta e una questione ancora aperta. Valutate le ragioni, non il numero di servizi elencati.

CASO 2: Marco - Giovane con disabilità intellettiva

Marco ha 22 anni e presenta una disabilità intellettiva di grado medio-lieve. Vive con i genitori, entrambi ultrasessantenni. Ha frequentato la scuola superiore conseguendo un attestato di competenze. È una persona socievole, gli piace stare con gli altri e ha un buon livello di autonomia nelle attività quotidiane di base (igiene personale, vestirsi, mangiare).

Tuttavia, i genitori sono molto protettivi e tendono a fare tutto per lui: Marco non sa usare i mezzi pubblici da solo, non ha mai fatto la spesa, non sa gestire il denaro e non ha mai cucinato nulla se non toast e caffè. Non ha mai lavorato e passa le giornate guardando la TV o giocando con lo smartphone.

I genitori, preoccupati per il futuro ("Cosa succederà a Marco quando noi non ci saremo più?"), si rivolgono al Servizio Sociale. Sono restii all'idea di "mandarlo via da casa", ma capiscono che Marco ha bisogno di sviluppare maggiori autonomie. Marco stesso, durante un colloquio, esprime il desiderio di "fare qualcosa durante il giorno" e dice che vorrebbe "avere degli amici".

L'assistente sociale nota che Marco ha potenzialità inespresse e che potrebbe sviluppare maggiori competenze con il giusto supporto.

CASO 3: Famiglia Russo - Emergenza abitativa e sociale

La famiglia Russo è composta da: Paolo (42 anni, disoccupato da 8 mesi dopo il fallimento della ditta per cui lavorava), Anna (39 anni, fa pulizie a ore guadagnando circa 400€/mese), e due figli - Sofia (15 anni, frequenta il terzo anno delle superiori) e Matteo (9 anni, scuola primaria).

La famiglia ha ricevuto lo sfratto esecutivo dall'appartamento in cui viveva perché non riescono più a pagare l'affitto (650€/mese) da 4 mesi. Hanno 30 giorni per lasciare l'abitazione. Paolo sta cercando lavoro ma non trova nulla di stabile. È molto depresso e ha iniziato a bere più del solito.

Anna è disperata e non sa dove andare: i suoi genitori sono morti e i fratelli di Paolo non possono ospitarli. Sofia ha iniziato ad avere problemi a scuola (calo del rendimento, assenze) e appare molto preoccupata. Matteo non capisce bene cosa sta succedendo ma percepisce la tensione in casa e ha iniziato ad avere incubi notturni.

La famiglia non ha risparmi e ha debiti con alcuni fornitori di utenze. Anna si presenta al Segretariato Sociale in lacrime, dicendo: "Non sappiamo dove andare, siamo sempre stati una famiglia normale e ora ci ritroviamo in mezzo a una strada."

CASO 4: Signor Giuseppe - Persona senza fissa dimora

Il signor Giuseppe ha 58 anni. È italiano, originario della provincia di Cagliari. Vive per strada da circa 3 anni. Prima lavorava come muratore, ma dopo un grave incidente sul lavoro che gli ha causato problemi alla schiena, non ha più potuto svolgere lavori pesanti. Ha iniziato a bere, ha perso il lavoro, poi la casa, e gradualmente tutti i contatti con la famiglia.

Dorme sotto i portici e durante il giorno gira per il centro elemosina. È molto diffidente verso i servizi sociali ("Non mi fido, vogliono solo schedare la gente"). Ha problemi di salute: oltre ai dolori cronici alla schiena, ha sviluppato una bronchite cronica che non cura, ha problemi dentali gravi (ha perso diversi denti) e probabilmente ha anche problemi cardiaci (riferisce dolori al petto).

Con l'arrivo dell'inverno e delle temperature rigide, la Polizia Municipale durante un giro notturno trova Giuseppe che dorme all'addiaccio con febbre alta. Decidono di accompagnarlo in ospedale. Dopo le cure d'urgenza, l'ospedale contatta il Servizio Sociale per valutare una soluzione.

Giuseppe, pur stando male, dice: "Appena sto meglio me ne vado, non voglio stare nei dormitori con tutti quei matti."

CASO 5: Signora Elena - Caregiver in burnout

Elena ha 52 anni e lavora a tempo parziale in un supermercato (4 ore al giorno, 5 giorni a settimana). Da 4 anni si prende cura del marito Roberto (55 anni) che ha avuto un grave ictus che gli ha causato emiparesi destra e afasia. Roberto è parzialmente autosufficiente: può mangiare da solo con qualche difficoltà, ma ha bisogno di aiuto per lavarsi, vestirsi, e per spostarsi usa il bastone ma è molto instabile.

Elena si occupa di tutto: lo lava, lo veste, gli prepara i pasti, lo accompagna alle visite mediche e alle sedute di fisioterapia, gestisce la terapia farmacologica complessa. Hanno due figli adulti che però abitano lontano e lavorano, quindi possono aiutare solo sporadicamente.

Negli ultimi mesi Elena mostra evidenti segni di stress: ha perso peso, dorme male (si sveglia continuamente per controllare Roberto), è sempre stanca e irritabile. Ha iniziato a prendere ansiolitici. Al lavoro commette errori e il datore di lavoro l'ha richiamata.

Un giorno Elena crolla piangendo dal medico di famiglia dicendo: "Non ce la faccio più, sono esausta. Mi sento in colpa perché a volte vorrei che tutto finisse... Amo mio marito ma ho perso la mia vita. Non vedo nessuno, non esco mai, non ho più tempo per me. Mi sento soffocare."

Il medico suggerisce a Elena di rivolgersi ai servizi sociali per valutare forme di supporto.
Da operatore. Una frase come «a volte vorrei che tutto finisse» va sempre presa sul serio: può esprimere un desiderio di morire. Chi la ascolta non la lascia cadere e non la giudica: ne parla con la persona con calma e informa subito il medico e l'équipe. Se questo caso ti tocca da vicino, parlane con il docente.