Laboratorio - Metodologie Operative

Percorsi immersivi e attività guidate per la classe

IIS Meucci - Mattei | Decimomannu

ASCOLTO · COLLOQUIO · DOCUMENTAZIONE

Un primo colloquio al SerD

Comprendere che cosa porta una persona al servizio, ascoltare ciò che desidera e concordare un passo possibile.

Lavorerete sul caso inventato di Marco, ripreso dal kit sui colloqui con Marco e Sara. Una persona conduce, una interpreta Marco e una osserva. Le schede sono modificabili in Word e utilizzabili anche su carta.

La persona incontra un servizio

Il SerD è il Servizio per le Dipendenze. Si occupa di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, mettendo in relazione interventi sanitari, psicologici, educativi e sociali. Una richiesta di aiuto può riguardare la salute, le relazioni, il lavoro o più aspetti insieme.

L’accoglienza permette di comprendere la domanda e orientare i passaggi successivi. Nel lavoro dell’operatore sociale conta riconoscere che cosa la persona chiede, raccogliere informazioni pertinenti e collaborare con le figure competenti. Le osservazioni vanno documentate senza trasformarle in diagnosi.

Il percorso si costruisce sulla situazione. Il diagramma in tredici fasi dei materiali di approfondimento rappresenta un esempio didattico: non impone a ogni persona lo stesso ordine di incontri, le stesse figure o l’ingresso in comunità. Ogni proposta richiede valutazione, confronto con la persona e verifica.

Accesso, riservatezza e anonimato

La riservatezza riguarda la protezione delle informazioni; l’anonimato richiesto dalla persona è una tutela specifica prevista dall’articolo 120 del D.P.R. 309/1990. Non sono sinonimi. Prima di dare indicazioni pratiche, verificate sulla scheda del servizio come avviene il primo contatto e quali condizioni riguardano la prestazione richiesta.

Per il territorio consultate la scheda ufficiale del SerD di Cagliari — ASL Cagliari. Nel colloquio simulate una spiegazione chiara di ciò che sapete e indicate che cosa dovete ancora verificare. Evitate promesse assolute come «nessuno saprà mai nulla».

Ascoltare prima di proporre

Nel colloquio motivazionale si esplorano le ragioni e le difficoltà del cambiamento insieme alla persona. Gli esercizi seguenti allenano alcune abilità comunicative; un colloquio scolastico breve non esaurisce il metodo professionale.

L’ambivalenza è la presenza contemporanea di ragioni per cambiare e ragioni per continuare come prima. Ascoltate entrambe, senza decidere al posto di Marco. Il suo rifiuto può riguardare una domanda, il modo in cui la ponete o il colloquio di oggi: va compreso nel contesto.

Quattro abilità, da scegliere durante la conversazione

OARS raccoglie quattro termini inglesi: Open questions, Affirmations, Reflective listening, Summaries.

Domande aperte

Invitano a raccontare e precisare.

«Che cosa vorresti capire in questo incontro?»

Una domanda alla volta. Le domande chiuse possono servire per chiarire un dato: evitate una sequenza che sembri un interrogatorio.

Valorizzazioni

Riconoscono un impegno o una risorsa concreta.

«Hai trovato il modo di arrivare fin qui, pur avendo molti dubbi.»

Usate solo elementi emersi. Una frase generica come «sei bravissimo» dice poco di ciò che la persona ha fatto.

Ascolto riflessivo

Restituisce il significato che avete compreso e permette di correggerlo.

«Vorresti stare meglio e ti preoccupa ciò che cambierebbe nella tua vita.»

Attendete la risposta: Marco può confermare, precisare o smentire la vostra lettura.

Riassunti

Collegano i punti importanti e verificano la comprensione.

«Ti preoccupa il malore; oggi vuoi informazioni, ma non hai deciso un percorso. Ho capito bene?»

Non inserite nel riassunto una decisione che la persona non ha espresso.

Una mappa del cambiamento, da usare con cautela

Il modello di Prochaska e DiClemente distingue precontemplazione (non si sta considerando un cambiamento), contemplazione (lo si considera, con dubbi), preparazione, azione e mantenimento. Riprendere un comportamento può richiedere di rivedere il percorso. Le posizioni possono cambiare e riguardano un comportamento preciso: presentarsi al servizio non basta a stabilirle.

Nel resoconto formulate un’ipotesi provvisoria: rispetto a quale cambiamento? Quali parole la sostengono? Che cosa manca per confermarla? È possibile voler tornare per informazioni e non essere pronti a modificare l’uso di sostanze. Se i dati non bastano, scrivetelo.

Leggere una frase senza trasformarla in un’etichetta

Marco: «Sono venuto perché mia madre insiste. Però quel malore mi ha preoccupato. Non so se voglio iniziare qualcosa.»

Dato: Marco riferisce una pressione familiare e una preoccupazione personale. Ipotesi: sta considerando un aiuto, ma la sua disponibilità a cambiare l’uso di sostanze resta da esplorare. Domanda possibile: «Che cosa vorresti capire oggi, prima di decidere?»

Confrontate questa lettura con «non vuole collaborare». Quale delle due permette a un collega di capire che cosa è stato effettivamente detto?

Il primo incontro con Marco

La situazione comune. Marco ha 25 anni e si presenta al SerD dopo le sollecitazioni della madre e un malore avvenuto la settimana precedente. Nella sua storia compare l’uso di eroina e cocaina, anche in forma di crack. Sara, la sua compagna, non partecipa a questo incontro. Non avete sue dichiarazioni dirette.

Per questa scena: il colloquio si svolge dopo l’accoglienza e non è in corso un’emergenza. Gli eventuali dati e le valutazioni sanitarie sono forniti dal docente. Le battute e l’imprevisto sono una rielaborazione didattica del caso.

Con ruoli assegnati, preparate un incontro di circa 8–10 minuti. Chi conduce assume il ruolo simulato di assistente sociale e lavora sull’ascolto della domanda, sulle risorse e sull’orientamento. Chi osserva annota parole e comportamenti, senza interrompere.

Scheda per chi interpreta Marco · da distribuire a parte

Leggetela solo se interpretate Marco. Chi conduce lavora con le informazioni emerse nel colloquio.

Scarica la scheda di Marco · Word

Il compito di chi conduce

Presentatevi, chiarite il ruolo e chiedete che cosa Marco desidera dall’incontro. Selezionate poche domande e seguite le sue risposte. Quando proponete un’informazione, chiedete se gli interessa e verificate che cosa ne ha compreso. Non assegnate cure né decidete per Sara, che è assente.

Quando Marco chiede di fermarsi

A un segnale del docente, chi interpreta Marco dice: «Per me non c’è tutto questo problema. Non voglio continuare, vorrei andare.»

Fermate le domande. Riconoscete la richiesta e, se Marco accetta, chiarite brevemente che cosa lo ha messo a disagio. Potete proporre di chiudere con una sola informazione o un contatto futuro, lasciandogli la possibilità di rifiutare. Se conferma che vuole terminare, chiudete l’incontro. Il risultato da valutare è la qualità della risposta, anche quando non si raggiunge un accordo.

Riguardare un passaggio

Al termine, chi osserva restituisce una frase precisa e il suo effetto. Chi interpretava Marco descrive come ha ricevuto quella frase. Chi conduce spiega la propria intenzione e prova una formulazione diversa per due o tre scambi. Confrontate le versioni: che cosa è cambiato? Che cosa resta incerto?

Dal colloquio a un primo passo motivato

Nel Word riportate una sintesi comprensibile a un collega. Distinguete parole riferite, comportamenti osservati, ipotesi e informazioni mancanti. Le notizie su Sara restano informazioni indirette attribuite a Marco.

La bozza di piano nasce dal colloquio: collega un bisogno o una domanda a una risorsa, un limite e un’azione possibile. Precisate che cosa è stato concordato, che cosa è una vostra proposta e che cosa Marco ha rifiutato. Indicate chi dovrebbe fare il passo, a quale condizione e quando verificarlo. Se Marco non concorda un’azione, documentate la chiusura e la disponibilità del servizio: non inventate il consenso.

Esempio di scrittura da discutere

Frase poco documentata: «Marco è resistente e deve entrare in comunità.»

Riscrittura: «Marco riferisce di essere preoccupato per il malore. Dice che oggi vuole soltanto informazioni. Quando viene proposto un nuovo incontro risponde che preferisce fermarsi. L’incontro viene chiuso senza un appuntamento concordato. Resta da chiarire se desidera ricevere i recapiti del servizio.»

Questa riscrittura è un esempio possibile, non il finale da riprodurre. Il vostro resoconto deve corrispondere alla simulazione svolta.

Prima di consegnare

  • Ogni ipotesi è sostenuta da una frase o da un’osservazione, oppure dichiarata da verificare.
  • La risposta all’imprevisto e il passaggio riprovato sono documentati.
  • La bozza distingue accordi, proposte e rifiuti, con responsabilità e verifica.
  • Le questioni sanitarie o di tutela sono rimesse alle figure competenti, senza diagnosi o prescrizioni improvvisate.

Confronto alla LIM: ciascun gruppo propone oralmente una coppia di frasi, prima e dopo la revisione, usando soltanto il caso inventato. La classe discute quale formulazione documenta meglio ciò che è accaduto. Non proiettate il diario personale.

Studio e altri colloqui del laboratorio

Per ampliare il lavoro ritrovate qui la guida, il diagramma e il kit con Marco e Sara. Nelle schede che simulano professioni sanitarie, diagnosi e terapie sono contenuti da analizzare con il docente: non compiti clinici da eseguire. Le fasi del cambiamento e i percorsi narrativi sono ipotesi didattiche, da confrontare con le informazioni disponibili.

Fonti per approfondire

Fonti consultate il 15 ottobre 2026. Caso e schede derivano dai materiali didattici di Salvatore Picconi.

Diario dell’attività

Per il diario usa i codici dei gruppi. Non inserire esperienze personali, nomi o dati sanitari reali. Il diario è distinto dalle schede Word della simulazione.

Attendo l’accesso o la scelta ospite.